Alona Pardo, curatrice del Barbican centre, ci illustra come reinventare le tradizionali mostre fotografiche

Mi metto sempre in competizione con me stessa per sviluppare nuovi modi di organizzare mostre fotografiche che sfuggano alla routine

Alona Pardo ha curato numerose mostre e pubblicazioni acclamate dalla critica di alcuni dei più acclamati artisti moderni. Curatrice alla galleria d’arte Barbican di Londra, di recente ha collaborato con Richard Mosse alla sua grandiosa installazione (grande quanto tre schermi) Incoming (2017) alla galleria Barbican Curve. Ha anche collaborato con Martin Parr alla mostra Strange and Familiar: Britain as revealed by international photographers (2016) e ha lavorato alla mostra Constructing Worlds: photography and architecture in the Modern Age (2014).

Daniel Castro Garcia, Foreigner,TJ Boulting, 2017

Pardo sta attualmente supervisionando le fasi finali di Another kind of life: photography on the margins in vista dell’inaugurazione prevista per il prossimo febbraio al Barbican. La mostra esplorerà le vite di individui e comunità ai margini della società viste da un gruppo di fotografi, sia del passato che del presente. In collaborazione con Magnum Photos, Pardo cura una serie mensile di conversazioni sulla fotografia e contribuisce con regolarità a un gran numero di riviste d’arte e di libri.

Nella corsa alla scadenza delle consegne per l’International Photography Awards del 2018, Pardo ci offre i suoi consigli nei processi che stanno dietro la curatela di una mostra personale di successo e nell’importanza di lavorare per reinventare le tradizionali mostre personali.

Juno Calypso, TJ Boulting, 2016

Quali sono le principali differenze tra una mostra personale e una mostra di gruppo?

Ciascuna di queste ha le sue peculiarità. Con la mostra personale c’è una sensazione particolare nel lavorare con artisti ancora in vita, come ad esempio Richard Mosse, e reimmaginare il loro lavoro nell’ottica di una esposizione. E può essere abbastanza rassicurante perchè è un’impresa collettiva. Ma con questo approccio collaborativo si deve far fronte a più di un compromesso. E’ una discussione e una contestazione, da ambo le parti, continua.

Si entra in una mutua relazione con un artista in un gruppo o in una mostra tematica. Lavorando in un’esposizione di gruppo tu curatore sei la voce autorevole in quanto hai portato l’idea e hai convinto l’artista dei suoi meriti.

In entrambi i casi c’è sempre la responsabilità della questione tema. Attualmente sto definendo il progetto di impaginazione del libro Another kind of life: photography in the margins per la mostra al Barbican prossima ventura. Ad ogni passo del processo ho pensato molto come rappresentare al meglio questi individui e queste comunità ai margini e senza diritto di voto.

Lavorando su una mostra personale pensi che sia meglio lavorare a stretto contatto con il professionista o prendere il controllo su come il lavoro dovrebbe essere esposto?

Come curatore, è di fondamentale importanza instaurare un rapporto di fiducia con l’artista con cui stai lavorando e quindi assicurarti di lasciare lo spazio per un dialogo critico, in cui puoi metterti in discussione.

Per l’artista, fino a questo momento, il progetto era in larga parte un qualcosa di personale di conseguenza, metterlo in discussione può spesso essere motivo di discussioni. Il curatore dovrà sempre considerare come presentare al meglio il lavoro al pubblico senza sminuirne il significato e questo implica che l’autore ceda al curatore una certa percentuale di controllo creativo.

Come curatrice che opera in un contesto istituzionale, conosco le potenzialità di ciascuno spazio e l’alchimia che può creare tra il lavoro e il pubblico. Così, una parte significante del mio ruolo è tradurre un lavoro in uno spazio espositivo senza che se ne perda il significato.

Juno Calypso, TJ Boulting, 2016

La recente mostra di Richard Mosse, Incoming, sulla quale hai lavorato, sovverte realmente la tradizionale esposizione in una galleria. Pensi sia importante per un artista pensare a un nuovo lavoro che possa portare a nuove possibilità espositive?

Cerco sempre di mettermi alla prova e sviluppare nuove modalità espositive che superino la ripetitività di un’esposizione dove le persone, semplicemente, si spostano da una foto alla successiva.

La fotografia può avere una qualità inarrestabile, specialmente quando è esposta su una sospensione lineare, alla stessa altezza, in una cornice nera. Ma, con tutte le diverse strategie di visualizzazione che sono a nostra disposizione ora, è possibile trasformare qualcosa di abbastanza tradizionale in un’esperienza incredibilmente contemporanea ed eccitante.

E ovviamente c’è anche un grande interesse nell’artista nel momento in cui sta considerando le possibilità tridimensionali del mezzo fotografico, distruggendo la naturale bidimensionalità della stampa.

In definitiva, il soggetto del lavoro dovrebbe sempre giungere con una potenza maggiore, ma quando questo messaggio è fatto in modo da sfidare la natura tradizionale del mezzo rende il tutto molto più eccitante.

Qual è l’importanza di una mostra personale, sia per gli artisti emergenti che per i fotografi già noti?

Una mostra personale è sempre un’occasione meravigliosa perchè da l’opportunità di mostrare un lavoro. Gli artisti sono più che entusiasti a presentare il loro lavoro in un libro monografico, così quando gli si da l’occasione di presentarlo in un contesto espositivo, devono riconsiderare il lavoro in una dimensione spaziale dandogli così nuovi significati.

E’ anche una fantastica opportunità per loro presentare il lavoro in un contesto in cui non lo si deve prendere in considerazione raffrontato ad altri artisti, mezzi espressivi o temi.

Infine è un’esperienza incredibilmente importante ed esaltante. Come un autore che pubblica il suo primo racconto, è il momento in cui un qualcosa di profondamente personale è presentato al mondo. E questa può essere un’esperienza estremamente esaltante ma anche portatrice di ansietà.

Juno Calypso, TJ Boulting, 2016

Cosa cercherai quando dovrai giudicare i lavori per l’International Photography Award 2018?

Inizierò considerando il lavoro nella sua interezza e cosa sta cercando di raccontare. Comunica una sensazione di freschezza e di novità? Quale linguaggio ha usato l’autore per realizzarlo? Io sono attratta da lavori in cui la forte sostanza e il significato sono perfettamente miscelati in una straordinaria estetica. Io cerco di immaginare come il lavoro possa essere manipolato anche in un contesto espositivo.

Quali sono state, e perchè, le più importanti mostre degli ultimi anni?

 

Sebbene possa sembrare di parte, credo che Incoming di Richard Mosse che è stata esposta al Barbican sia stata un’esposizione importante. E’ stata estremamente provocante, filosocia e controversa e, sia il tema del lavoro che l’estetica abbiano segnato un momento importante nella storia moderna.

Il dibattito che la mostra ha generato intorno al significato di fotografia documentaria è estremamente importante per il progredire del mezzo.

Felicity Hammond, TJ Boulting, 2016

 

Il presente articolo è una traduzione dell’articolo che trovate a questo link: http://www.bjp-online.com/2017/11/alona-pardo-solo-exhibition-ipa-2018/#closeContactFormCust00 

I diritti sulle immagini qui inserite è dei rispettivi autori, regolarmente citati.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.