Joel Meyerowitz

Joel Meyerowitz è uno degli esponenti più importanti della street photography, genere fotografico che vede tra gli altri esponenti nomi quali Paul Strand, Henri Cartier Bresson, Robert Frank, Josef Koudelka e Daido Moriyama, Garry Winogrand, William Klein, Vivian Maier e moltissimi altri.

Meyerowitz ha sempre avuto un approccio diretto alla fotografia. Una forma d’arte unica, la fotografia, in quanto è l’unico mezzo che consente, nell’arco di una frazione di secondo, di immortalare la vita così come è stata in quella precisa frazione di momento.

La street photography è, ed è sempre stata, la “sorella artistica” del reportage perchè, in un certo senso, non ha uno scopo preciso e i confini sono naturalmente sfumati. La street photography è l’arte di isolare un singolo, speciale, lirico momento nel flusso continuo del tempo. “La fotografia è la risposta da dare all’istantaneo riconoscimento delle cose… Tu guardi a un istante e c’è tutto e l’istante successivo è svanito. La fotografia è molto filosofica”, dice Meyerowitz.

Come in molti campi della fotografia, il colore ha giocato un ruolo marginale, quasi insignificante, nella street photography. Mentre molti fotografi aderivano al “manifesto” di Robert Frank secondo cui “il bianco e nero sono i colori della fotografia”. Ma c’era anche una ragione economica dettata dagli alti costi del materiale, dello sviluppo della pellicola a colori e della stampa. In pratica il bianco e nero era più accessibile.

Così come Ernst Haas (1921-1986), uno dei pionieri della fotografia a colori, Meyerowitz precisa che il dilemma con la fotografia a colori è ancora l’impossibilità di realizzare stampe così liberamente come con il bianco e nero. Se ce ne fosse la possibilità, il cosiddetto mercato dell’arte, incomprensibilmente ostile al colore, cambierebbe radicalmente.

E questo è ciò che è accaduto – oggi più che mai – con Joel Meyerowitz insieme a Stephen Shore e William Eggleston, i principali esponenti della “Nuova Fotografia a Colori”. Per Meyerowitz il colore è “un mezzo passo verso la realtà”.

Il suo primo libro “Cape Light (1978)” è diventato un classico della fotografia a colori. Il libro è stato creato a Cape Cod dove Meyerowitz ha catturato le luci morbide e i colori delicati del litorale con una fotocamera 8×10, piuttosto che con la Leica con la quale fotografava le metropoli caotiche. Nel corso della sua ormai cinquantennale carriera, Meyerowitz è diventato un cronista della sua nativa New York e negli anni ’80 espresse il desiderio di creare un lavoro “che esprimesse il suo modo di interpretare lo stile di vita a New York”. Meyerowitz ha documentato anche i momenti più difficili della città dopo gli attentati del 2001, foto che poi hanno composto il libro Aftermath. Sebbene fosse severmente proibito, Meyerowitz tornò spesso a Ground Zero nei giorni seguenti all’attacco, nel tentativo di riportare tutto in fotografia tanto da essere l’unico fotografo autorizzato. Per mesi ha documentato il lavoro nell’area limitata e ha continuato la sua opera di documentazione sino al 2010.

Di seguito un po di link interessanti per approfondire la conoscenza di Joel Meyerowitz:

12 Lessons Joel Meyerowitz Has Taught Me About Street Photography

http://www.howardgreenberg.com/artists/joel-meyerowitz

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/10/09/news/meyerowitz_fidatevi_dell_istinto_fotografate_l_attimo_e_rendetelo_unico-68239017/

https://www.theguardian.com/artanddesign/gallery/2017/jun/12/he-made-colour-cool-in-pictures-joel-meyerowitz

https://www.icp.org/browse/archive/constituents/joel-meyerowitz?all/all/all/all/0

E non perdetevi questo documentario di un ora: https://www.youtube.com/watch?v=KDSGWy1CU78

 

E con questo è tutto. Buona Lettura e alla prossima!