Nobuyoshi Araki

Araki fotografa virtualmente qualsiasi cosa passi davanti al suo obiettivo: nature morte, fiori, architettura, sesso, dinosauri di plastica, paesaggi, animali, scene di vita, cose insolite, oggetti pubblici e cose veramente private.

Nel 1970 raggiunge la fama, o piuttosto la “notorietà” con fotografie piuttosto ravvicinate di vagine, che spedì sottoforma di libri fotocopiati – Xeroxed photo album – ad amici, sconosciuti selezionati a caso e critici d’arte. Questo pose le basi per due temi principali del suo lavoro: le donne, come suo soggetto principale e la provocazione – che lui personalmente non riconosceva come tale – a differenza della polizia che lo arrestò in svariate occasioni per aver infranto le leggi sulla pubblica decenza. Come il suo collega, Daydo Moriyama, Araki scattò fotografie principalmente a Shijuku, il distretto del divertimento di Tokio, e strinse un forte legame fotografico con ogni possibile forma di sessualità, sia pubblica che privata, praticata in questo quartiere. Divenne famoso a livello internazionale per questa foto di donna legata, una pratica percepita in maniera diversa in Giappone piuttosto che in Europa o negli Stati Uniti. Il Kiubaku, una forma tradizionale di bondage, è vista come forma d’arte erotica in Giappone e, per dirla alla Araki, non ha nulla di forma di degradazione della donna. “Lego i corpi delle donne perchè so di non poter legare la loro anima. Solo il fisico può essere legato. Metterle una corda intorno è come metterle un bracciale”.

Ma Araki ha anche un altro lato, malinconico. Alcune delle sue opere sono dedicate alla moglie Yoko. Nel 1971 Araki pubblicò Sentimental Journey, un diario fotografico della loro luna di miele, che includeva foto di momenti teneri e intimi. Nel libro Winter Journey, del 1991, Araki accompagnò sua moglio dalla malattia alla morte, e oltre. Sono foto toccanti di una separazione dolorosa. Dalla morte della moglie, nel 1990, fu proprio questo tema, la morte, a pervadere il suo lavoro tanto negli still-life dei fiori che sembrano un monito di morte. Eros e morte sono inevitabilmente connessi e coesistono nel suo lavoro; per Araki il sesso, a differenza della morte non è un taboo:”parlare oggigiorno dei veri tabù significa parlare della morte”. A dispetto, o forse a causa di ciò, Araki continua ossessivamente a scattare foto, ma senza un particolare interesse per la composizione o per le qualità tecniche. Fotografa ogni cosa con cui entra in relazione, come se il protrarsi della sua vita fosse legato al continuare a fotografare. Per lui la fotografia è “realizzazione”, anche quando non si prende sul serio: “Non ho niente da dire. Non c’è un particolare messaggio nelle mie foto. Non fotografo per mostrare qualunque cosa a chiunque. Non ho nessuna ideologia particolare, nessuna idea a proposito dell’arte, nessun pensiero o filosofia. E’ come se pensassi di essere un po’ furfante che si getta nella mischia”. Questa “ribalderia” è descritta nella seguente frase – che egli prese incredibilmente sul serio – come suo epitaffio: “La fotografia è amore e morte”.

Di seguito alcuni link che vi consentiranno di approfondire la conoscenza di questo fantastico fotografo:

Nobuyoshi Araki

http://www.cultframe.com/2003/03/araki/

https://www.artsy.net/artist/nobuyoshi-araki