I consigli di Martin Parr per i fotografi documentaristi

Mentre la fondazione a lui intitolata pianifica un 2018 pieno di eventi, Martin Parr ci regala alcuni dei suoi migliori consigli.

Martin Parr GB. England. ‘I don’t think it’s anything particularly forced on Deborah. We’ve just always enjoyed the same sort of things.’ From ‘Signs of the Times’. 1991. © Martin Parr | Magnum Photos

Sono stati mesi impegnativi per Martin Parr. Fotografo, curatore, creatore di libri fotografici e collezionista, sta avviando la sua fondazione a Bristol. Da quando ha aperto le sue porte, la mission principale della Fondazione è stata quella di aiutare i fotografi documentaristi a concentrare il lavoro sulle isole britanniche.

“Sono sempre alla ricerca di ciò che considero veramente un buon lavoro… E’ un mix di scoperte e di rinnovata attenzione verso persone che per qualche motivo sono state trascurate, incomprese e non apprezzate nel passato”, ci dice Parr, noto anche per le sue abitudini da collezionista. Infatti la sua collezionepersonale di fotolibri è stata acquistata dalla Tate.

Martin Parr GB. England. Weymouth. From ‘Common Sense’. 1998. © Martin Parr | Magnum Photos

Di conseguenza, la Fondazione Martin Parr espone corpi di lavoro di eccezionale qualità come, ad esempio, la prossima  mostra di Niall McDiarmid, e il libro che l’accompagna, Town to Town, che è stata inaugurata a Gennaio. Parr ci spiega che, tramite la fondazione acquisterà anche parti chiave della mostra: “parte del processo consiste nell’acquisto di alcune stampe per la Fondazione cosicchè il guadagno per l’autore arrivi sotto forma di acquisto”.

Supportare i documentaristi acquistando, custodendo e mostrando il loro lavoro per arie volte durante l’anno è solo una parte degli scopi della Fondazione. Essa ha inoltre una collezione di fotolibri che parlano di Gran Bretagna e Irlanda che saranno eventualmente consultabili come aiuto alla ricerca per i suoi membri, e come sede di eventi fotografici e workshops.

“Stiamo ottenendo ottimi riscontri di pubblico”, dice Parr, “Non solo in termini di flussi numerici, ma in termini di gradimento del pubblico. Ed è veramente rincuorante. Se sono presente mi piace uscire a salutare i visitatori, incontrare la gente”.

Tutta questa attività ha ovviamente rallentato la sua attività come fotografo. “Una delle cose che non ho fatto i mesi scorsi è stato fotografare”. Per fortuna tornerà dietro la macchina fotografica agli inizi del 2018 per lavorare a un nuovo progetto fotografico. Nel frattempo abbiamo parlato con lui in merito a ciò che guarda in un progetto e gli abbiamo chiesto di fornirci alcuni consigli per i fotografi documentaristi.

RACCONTATE UNA STORIA PERSONALE PER ATTRARRE PUBBLICO

“La cosa più importante è raccontare una storia personale. L’aspetto più importante per ogni lavoro fotografico è la sua connessione con il soggetto. Se questa connessione è positiva, genuina, allora il lavoro inevitabilmente parlerà al pubblico. Quindi, questo è quello  che offre la fotografia documentaria: un’incredibile opportunità di connettersi con il pubblico, di connettersi con il soggetto. E con il giusto impegno e dedizione di brillare come fotografo.”

TROVARE UNA CONNESSIONE

“La qualità della connessione che stabilite con il soggetto è assolutamente fondamentale. E deve sempre esserci una storia dietro, una sorta di collegamento emotivo o di vulnerabilità Questo è quanto fa emergere un buon lavoro. E voi dovete essere coinvolti in questo processo. Se lo sarete, si noterà nel lavoro che ne trarrà beneficio in termini di qualità. Inoltre il vostro coinvolgimento verrà recepito dal pubblico”.

Fotografi come Bieke Deeporter è un ottimo esempio di questo concetto. Lei ha sempre le idee chiare su ciò che sta facendo. Quando penso al suo lavoro e al modo in cui riesce ad entrare in connessione con degli sconosciuti non posso che togliermi tanto di cappello. E’ straordinaria. Riuscire ad essere così motivati e a realizzare lavori come i suoi è un risultato notevole. Guardando il suo lavoro potete percepirne la difficoltà, il dolore, il piacere e la soddisfazione che si prova quando si pubblica il lavoro.

Un altro esempio è l’ultimo libro di Jonas Bendiksen, Last Testament. Ha trovato sette persone, ciascuna delle quali è convinta (e ha convinto i suoi conoscenti) di essere la seconda incarnazione di Cristo e li ha seguiti per diversi anni. Come si può non rimanere colpiti dallo sforzo che un lavoro simile comporta? La durata, l’accuratezza, la dedizione, l’assoluta caparbietà con cui si è relazionato con il soggetto. Tutto questo impegno è stato premiato dalle foto che ha realizzato.

TENETE BEN IN MENTE IL PERCHE’ STATE REALIZZANDO QUESTO PROGETTO

“La maggior parte del lavoro che vediamo è confuso perchè i fotografi non hanno le idee ben chiare su ciò he intendono realizzare. E questo è un livello di consapevolezza che può essere insegnato sino a un certo punto e incoraggiato e può essere agevolato con le persone che abbiano ben chiaro ciò che vogliono dire. Un grosso errore che si commette è quello di voler dire troppo. Vogliono cambiare il mondo con un singolo progetto. Non capiscono che iniziare con un piccolo, semplice ma molto significativo progetto è più efficace che provare a coprire troppi aspetti tutti insieme. Se non si è capaci di spiegare il lavoro con una sola frase, difficilmente verrà bene.”

CONCENTRATEVI SULLA STORIA, NON SULLA CARRIERA.

“Molte persone si concentrano esclusivamente su come fare carriera in fotografia. Se questa è la vostra preoccupazione principale, siete destinati a fallire. Se vi preoccupate solamente di terminare un lavoro solo per fare carriera allora qualcuno potrebbe arrivare prima di voi. Dovete seguire i canali tradizionali, far vedere il vostro lavoro ai professionisti, farvi conoscere. Prima o poi qualcuno vi noterà e le cose inizieranno a cambiare”.

MANTENETE IL VOSTRO ENTUSIASMO INIZIALE

Spesso ciò che accade dopo un primo progetto di successo può essere scoraggiante per i fotografi che, all’inizio della loro carriera possono subire le pressioni circa il produrre più lavori e lavorare meglio.

“Uno dei problemi classici è la difficoltà di lavorare a un secondo progetto. Ma dovete continuare a lavorare come al solito. Dovete trovare il vostro ritmo per non rimanere schiacciati dalla pressione. Se manterrete il vostro entusiasmo iniziale, questo si autoalimenterà e ne sentirete tutti i vantaggi”

 

Avete trovato interessante l’articolo con i consigli di uno dei più stimati fotografi dell’Agenzia Magnum? Parliamone nella mia pagina Facebook: https://www.facebook.com/marcoscottofotografo/

Questo articolo è una traduzione dall’originale che potete leggere a questo link: https://www.magnumphotos.com/theory-and-practice/martin-parrs-advice-documentary-photographers/?utm_source=fb-social&utm_medium=social&utm_campaign=Editorial

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Buona lettura e alla prossima!

 

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