La troppa popolarità della street photography sarà la causa della sua stessa morte?

Questo articolo è liberamente tradotto dall’articolo che potete trovare cliccando qua.

Si stà, la street-photography (di seguito Street) la più egualitaria forma di fotografia, autodistruggendo a causa della sua stessa popolarità? E’ ciò possibile? Non posso dire di avere una risposta chiara a questa domanda, ma alcuni pensieri in proposito li ho senz’altro. Tutti questi pensieri potrebbero trasformarsi in un lungo sproloquio, ma cercherò di contenermi.

Foto 1: Cosa posso dire di questa fotografia? Ha qualcosa da dire? Io penso che non ci sia null’altro oltre ciò che mostra: una donna che cammina per strada. Ci sono un paio di diagonali, ma la composizione appare soffocante. Non mi sento catturato da ciò, da una prospettiva puramente visuale che non comunica né emoziona.

 

Egualitario= buono, giusto?

Questa domanda colpisce al cuore della fotografia e, più specificatamente, la fotografia digitale. Se qualcosa è semplice, più persone la faranno. Più persone la faranno, più talenti consapevoli ci sarano (che è una cosa positiva). In ogni modo può esserci un lato negativo: gli scatti possono essere in quantità eccessiva.

La Street può essere un genere facile con cui avere a che fare. Se hai una macchina fotografica e accesso ai luoghi pubblici puoi fare Street. Può sembrare grandioso, ma rischia di diventare un massacro. Le macchine fotografiche possono essere come delle pistole, falcidiando chiunque e qualunque cosa senza la dovuta moderazione. Il problema, noto, è esasperato da un particolare catalizzatore: definirsi street-photographers fa tendenza. Quando qualcosa diventa di tendenza il proprio ego può essere il vero obbiettivo piuttosto che non la fotografia stessa.

Quindi, cosa la “tendenza” ha fatto per la Street?

Ha oscurato il giudizio, ecco cosa ha fatto. Alcuni fotografi evidentemente hanno serie difficoltà a passare oltre al loro indugiare in questa “meraviglia”. Vent’anni fa, dovevi uscire con una macchina fotografica a pellicola e passare attraverso tutto il processo relativo: caricare il rullino, svilupparlo, realizzare i provini quindi stamparle. Se una persona era in grado di gestire tutto questo processo, c’erano buone possibilità che apprezzasse il processo e imparasse qualcosa di interessante. Ora, nell’era del digitale, puoi comprare tutti i gadget possibili per cercare di essere il più invisibile possibile, fotografare con rapidità furtiva e poi riversarle per ore su Instagram e Flickrs. In questo processo non è contemplato il fermarsi e valutare la qualità delle proprie fotografie. Non ha più alcuna importanza. Oramai si è cecchini della fotografia. Quantomeno un fotografo di paesaggio deve confrontarsi con le avverse condizioni di luce o di clima. Il ninja della Street invece, quando piove si rintanerà in un locale e scatterà centinaia di foto alla tazza di caffé, al tavolino, ai piedi delle persone e tante altre cose profondamente noiose. Sfortunatamente questa spazzatura sta sempre più invadendo la scena, portandola ad associare sempre più la Street a questa roba.

Perchè ciò è male?

E’ male perchè queste situazioni stanno seppellendo la buona Street. E’ più difficile di quanto sembri trovare della buona Street prodotta da fotografi sconosciuti. E trovarla stà diventando sempre più un’operazione sfibrante e deprimente. Inoltre sembra che l’ego sia un ingrediente sin troppo presente e molti fotografi (soprattutto giovani) non sembrano interessati a imparare. Si sentono già dei grandi fotografi perchè è questo che loro continuano a ripetere sui social media. Inoltre ricevono troppi “like”. Nei rari casi in cui trovo dei buoni lavori su Facebook o Instagram, i lavori che li hanno ispirati raramente vengono menzionati. Perchè non importa a nessuno. Non è importante parlare delle fonti di ispirazione sui social perchè non è argomento da social media. E la Street stà diventando il social media della fotografia: un mucchio di banalità e superficialità. Un nulla assoluto che non analizza il proprio contesto. Ripeti spesso una bugia e questa diverrà la verità. Allo stesso modo molta di questa nuova “grande Street” diverrà il nuovo standard.

Revisione del proprio lavoro, questo sconosciuto!

Troppi street photographers non revisionano il proprio lavoro. Condividono tutto, forse perchè sono convinti che il mondo voglia sapere che differenze ci siano in gruppi di persone a caso che passeggiano in un determinato orario della mattina mentre si recano a lavoro.

Plaudo a tanto entusiasmo, ma la fotografia è come vendere la propria casa. Tu mostri i lati migliori e tendi a nascondere quelli peggiori. La tieni ordinata (la casa), controlli che la vernice sia a posto e e che la tua nuova cucina sia luminosa. E lo fai proprio per evidenziare questi punti forti. Curi questi aspetti proprio per dare di te una buona impressione. Se sei l’Agenzia Magnum puoi permetterti di pubblicare libri pieni di provini di fotografie iconiche i cui autori sono morti. Tutti gli altri evitano l’editing perchè può essere dannoso.

Foto 2: L’uomo mostrato sembra intento a inviare una lettera. Sto dimenticando qualcosa? Forse l’ombra della mano aperta è il punto di forza di questa foto perchè si allunga verso un angolo? Ciò nonostante la trovo una foto vuota.

 

Foto 3: Aspettando il bus. E’ l’età della persona il suo punto d’attrazione? Se sì, dove sta andando? Gli anziani sono sempre stati palesemente sfruttati in fotografia. Mi domando se ciò basti per rendere la foto significativa. Ci fa porre delle domande o ci lascia senza risposte? Ci incuriosisce senza che ci sia bisogno di nessuno degli elementi di cui sopra?

 

Confronti incessanti e i loro stereotipati compagni

I confronti incessanti sono simili a trabocchetti che possono essere eseguiti secondo passaggi ben definiti. Sono fotografie tutte uguali che espletano il loro impatto visivo (sempre che ne abbiano uno) in un arco di tempo breve. Uno stivale su un poster che cammina sopra la testa del pedone; l’uomo che aspetta il bus “sgridato” dalla donna nel cartellone. Vedi, non sempre hai bisogno di una foto per provare tutto quello che queste foto contengono: una semplice, noiosa, musichetta ripetuta all’infinito. Potresti descrivere con una sola riga ciò che trasmettono queste foto di Street, perchè non contengono nulla oltre uno strato superficiale. Certi fotografi hanno costruito intere serie ( e siti web) stracolme di variazioni sullo stesso tema. Essi non sono più interessanti di quanto lo siano i fanatici del sistema zonale di Ansel Adams che vent’anni fa produssero incessantemente fotografie di ceppi d’albero che mostravano quanto perfettamente applicassero questa regola.

La mia personale lista dei preferiti degli stereotipi nella Street è qualcosa del genere:

Contrapposazione nella Street: se non comunicano nulla e non sono piacevoli oltre il primo sguardo, allora sono noiose. Veramente noiose. Anche quelle “buone”;

Gruppo di foto. Le contrapposizioni sono quasi sempre le stesse. Qua sopra un’istantanea tratta da una ricerca fatta su Google con il criterio “contrapposizione nella street photography”

Foto casuali del nulla, senza nessun motivo, senza contenuto, pensiero o intuizione. Esse non sono così casuali da essere interessanti. Sono solo noiose.

Foto 4: La mano/sciarpa non rende questa foto meno banale. E’ ciò che fa funzionare una foto? Funziona realmente o è teso e misterioso in un qualche modo che interessa? Per me la risposta è no. Ma la vostra opinione può differire.

Falsa nitidezza: le persone sono fatte per cercare significati, quando questi non sono presenti. L’intensità aggiunta in photoshop o con un titolo che rovina la foto anzichè migliorarla. Le loro foto sembrano le uniche foto dello Yosemite (o simili) scattate durante una giornata con un clima piacevole, che sono state pesantemente ritoccate e intitolate “_____” tempesta nella radura invernale.

Frecce e segnali stradali: Ok, ci può sempre essere del potenziale in questi scatti, mai dire mai, ma io spero sempre di dimenticare foto come la seguente:

Foto5: la formula più abusata nella Street: freccia con persona che và nel senso opposto. Non c’è nulla in questa foto che le dia un senso oltre la mera formula.

Quindi, cosa ne pensate di queste foto?

Foto 6: Questa foto è convincente per via dell’uso del bianco e nero? E’ sufficiente? Il “gioco dei colori” può funzionare, ma qua è stato sfruttato correttamente? Penso di no.

 

Foto 7: Funziona? Se sì, perchè? Io vedo l’iniziale “inquietudine” sostituita dal nulla (al di là della realizzazione, che non è nulla di trascendentale). Il contatto visivo è probabilmente causato dalla sola presenza della macchina fotografica. Non mi colpisce né mi intriga. Niente.

 

Foto 8: Tutti odiano il bastone delle pulizie nell’occhio. E’ questa una foto che ispira? Se sì, perchè? E’ un sottile umorismo? Sì è una foto a colori, sì il bastone nell’occhio e un elemento ripetuto negli altri bastoni, ma questa immagine per me rappresenta la corretta esecuzione di una formula esausta.

Ciò che si apprezza viene allo scoperto.

I fotografi realmente coinvolgenti non sono mai il prodotto di una formula o della pigrizia, anche se ciò non significa necessariamente che debbano lavorare duro. Cimentarsi è forse il miglior termine. Se noi riflettiamo su un progetto o su una singola immagine solitamente produciamo immagini migliori a cui si dedicherà più di una fugace occhiata. Ciò non significa dover aspettare dei  minuti che un uomo del giusto peso passi a fianco a un poster di una bocca aperta estremamente grande. Alcune foto sono la semplice riproposizione di foto vecchie. E’ semplice e non richiede nessun particolare impegno, nessun investimento personale e pertanto nessuna crescita personale. Non stò suggerendo soluzioni facili o “alla moda”. Percorrere le Ande su un monociclo non rende migliore il gusto del caffé. Scattare fotografie senza il giusto grado di coinvolgimento personale non ci farà realizzare foto migliori. Farsi coinvolgere dal progetto aiuta. Conoscersi meglio aiuta. Conoscere le persone e l’ambiente, le tue reazioni e pensieri in merito aiuta. Il problema è che spesso non siamo coinvolti in ciò che facciamo. Lavorare duramente e non produrre buone immagini non è un buon motivo per smettere. La Street è fantastica e coinvolgente ma è difficile farla al meglio. In parte perchè ormai ne abbiamo viste tante. Di fotografi bravi o stackanovisti e maniacali ce ne sono stati per settant’anni. Ma loro non erano noi, non avevano la nostra esperienza. Non avevano visto ogni cosa con gli stessi occhi. La loro conoscenza non era la nostra. Ogni possessore di macchina fotografica ha il potenziale per raccontare qualcosa o vedere qualcosa di interessante. Di nuovo, tutto è legato al nostro modo di essere, al nostro modo di rapportarci con ciò che abbiamo di fronte all’obiettivo.

Foto 9: Vediamo tantissime immagini come questa. Dovremo supporre che sia divertente un uomo che dorme? Non riesco a trovare il valore di questa foto, sono forse l’unico?

Una volta che i fotografi hanno imparato un paio di trucchi sono posti davanti a una scelta: continuare a stare dietro a formule e stratagemmi o andare più in profondità. Va bene sentirsi persi. Va bene non sapere cosa si stà facendo. Va bene fallire. E’ assolutamente corretto sentirsi insoddisfatti del proprio lavoro. Tutte queste sensazioni sono assolutamente magnifiche perchè dimostrano chiaramente la volontà come persone di voler provare, sforzarsi esplorare e cercare un percorso personale che rende interessante la fotografia.

La fotografia non ci deve togliere tutto ciò. Non è un altare a cui bramiamo di accedere e non è uno sport. Ciò che è importante nella street è: l’avere qualcosa da dire, il sapersi relazionare con ciò che ci circonda. Ed evitare la monotonia e la ripetitività.

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