Willy Ronis: Le regole del Caos

Un giorno, partecipando a un incontro con un fotografo nazionale piuttosto conosciuto, una delle frasi che più mi ha colpito è stata questa “Prima di farvi chiamare fotografi dovete aver letto almeno 1000 (mille!) libri di fotografia, esclusi quei manualetti su come fotografare quello, photoshoppare quell’altro ecc.” Ebbene, da quel giorno, ho deciso che avrei raggiunto quel traguardo (non mi sono dato un termine massimo). Ebbene, nel mio percorso verso quel traguardo oggi posso aggiungere il libro in oggetto, ovvero “Le regole del Caso” di Willy Ronis, edito da Contrasto.

Il libro, nato dall’esperienza del fotografo nelle conferenze da lui tenute nel corso della sua lunga carriera, ci racconta in modo semplice e diretto come sono nate alcune delle sue fotografie, più o meno note.

Dalla nota in quarta di copertina scopriamo come “attraverso l’analisi dei suoi provini a contatto, Ronis traccia il ‘viaggio’ che lo conduce a scegliere la sua immagine finale, quella che sarà più compiuta ed equilibrata”.

L’autore ci spiega cosa rende indimenticabile una foto colta al volo, quella sorta di alchimia composta da presentimento e imprevisto, di professionalità e istinto.

Ronis suddivide questo libro in cinque categorie all’interno del quale inserisce, spiegandole e spiegandoci perchè appartengano a quella categoria, ben 120 fotografie da lui realizzate durante i suoi reportages o durante le sue uscite alla ricerca di quell’istante unico. Le categorie sono: pazienza, riflessione, caos, forma e tempo.

Di seguito ecco come l’autore introduce ogni sezione del libro

PAZIENZA

Cammino a caso per la città. Ho trovato un posto che difficilmente lascerò perchè sento che proprio qui può succedere qualcosa. All’improvviso mi viene offerta una fotografia e subito scatto poichè la visuale è perfetta e non ho alcuna intenzione di andarmene.

Ma spesso mi capita di provare una certa insoddisfazione, convinto di aver ceduto ad una colpevole precipitazione. Ricordo alcune fotografie scattate in simili situazioni d’urgenza: troppa gente stipata a destra o sinistra; oppure le persone hanno disertato un posto che era assegnato loro per logica, visto che le avevo viste arrivare, ma non avevo l’apparecchio pronto… Insomma più ci penso e più percepisco che c’è una fotografia da fare in quel posto, ma in modo diverso. Allora mi sento come un cacciatore o un pescatore e aspetto. Quel plusvalore tanto agognato non deve, tuttavia, essere un delirio da sognatore. La sua probabilità, in quel dato momento, deve essere soppesata dal normale corso delle cose. Se no la mia attesa sarà vana e allora è meglio cambiare posto.

RIFLESSIONE

E’ di solito l’istinto, con l’intuizione che do il meglio di me ed è una fortuna nella misura in cui l’urgenza di certe situazioni esige una reazione immediata. Ma nelle fasi calme, in cui posso disporre di un po’ più di tempo, la riflessione offre vantaggi che non sono da sottovalutare.

Le fotografie che hanno illustrato il capitolo “Pazienza” sono state realizzate da un’unica visuale, offertami o scelta da me, che non ho abbandonato e da cui è scaturito il momento giusto per coronare la speranza. Le fotografie di questa sezione sono state ottenute in seguito a una scelta ragionata del luogo, spesso preceduta da esitazioni, poi adottata perchè ritenuta la migliore. Con le immagini di “Pazienza” ho scelto di aspettare. Con quelle di “Riflessione” mi sono dato il tempo di organizzare. Io adotto una modalità di lavoro impostata sulla previsione di quel che può avvenire tranne rare eccezioni, non metto in scena, cerco di negoziare con il caso. Solo per lavori su commissione, mi concedo talvolta il diritto di intervenire, non per inventare, ma per modificare un atteggiamento, un gesto. Entro quali limiti? Spetta a me stabilirli. In cambio, durante la caccia libera, all’aria aperta, dove non c’è l’obbligo del risultato, ritrovo i regali fortuiti e mi rendo disponibile per la prossima avventura.

CASO

Ci si potrebbe sorprendere, non dalle sorprese del caso – sono così frequenti – ma dal fatto che il fotografo sia spesso presente per coglierle.

In realtà, il caso è doppio. C’è l’evento che capita, ma che avrebbe anche potuto non accadere. E al contempo c’è la presenza del fotografo del tutto imponderabile. Ma una cosa è la sorpresa del caso e l’altra è la capacità di catturare l’evento. In realtà il fotografo non ha occhi da mosca e non è detto che non passi accanto a cose meravigliose senza accorgersene. Se non vive giorno e notte con la macchina fotografica appesa al collo (col rischio di perdere il senno), e state pur certi, ed è stato notato più di una volta, che l’apparecchio non è mai lontano. E poi c’è la disponibilità che condiziona la capacità di reazione sul campo. E’ la presenza di spirito, il talento di abbandonare completamente il soggetto iniziale a favore dell’inatteso. Come il pescatore che all’improvviso prende il guadino per catturare la farfalla che gli svolazza accanto alla canna da pesca. Il beneficio che si trae dal caso non esclude sempre, meno male, un minimo di riflessione. I commenti che accompagnano le immagini di questo capitolo ne sarano la prova. E aggiungiamo con una punta d’orgoglio: il caso bisogna meritarselo.

FORMA

Il senso di un’immagine dipende dall’articolazione dei suoi segni intelleggibili contenuti nella sua superficie. Quella che da sempre viene detta composizione è il prodotto di un certo equilibrio, non sempre lo stesso (variabile secondo periodo e cultura), ma assolutamente sottomesso ai criteri d’intelleggibilità del destinatario. L’artista che ha qualcosa da dire s’impegna a coniugare la forma e contenuto. L’artista che si interessa della realtà delle cose si preoccupa innanzitutto del significato di quello che dà a vedere. Tale significato sarà tanto più recepito se espresso nella forma che meglio rivela il contenuto. E’ il dominio della forma al servizio del fondo. Il fondo (o contenuto) è quello che si vuole dire; la forma è il modo di dirlo. Il fondo è il soggetto; la forma ne è la scrittura. Non c’è rottura formale tra le foto di questo capitolo, quelle che precedono e quelle che seguono. Ho detto all’inizio che le mie cinque suddivisioni non erano compartimenti stagni. Si ritroveranno qui foto che hanno richiesto pazienza, riflessione o che mi sono state fornite dal caso. Ho semplicemente voluto sottolineare un po’ meglio che cosa sia il tarlo della composizione, anche – e qui risiede la tirannia della fotografia dal vivo ma anche la sua grandezza – quando le condizioni della ripresa escludono esitazione, scelta, pentimento.

Il nostro occhio non è concepito per dominare in un attimo la totalità di quello che l’obiettivo proietterà sulla pellicola durante lo scatto. La coppia occhio-cervello non è in grado di sintetizzare consapevolmente tutti gli elementi dello spettacolo in movimento, per cogliere a colpo sicuro l’attimo più significativo sia dal punto di vista formale che esplicativo. Con il suo ritmo vaga nello spazio che lo interessa, in tutte le direzioni e profondità, e questo richiede tempo. La fotografia dal vivo si trova, quindi, ad affrontare a priori un problema a priori irrisolvibile. Solo una pratica costante, attivata dalla memoria inconscia di simili situazioni, assicurerà il dominio (del tutto relativo) di quella visione globale senza la quale l’equilibrio formale dell’immagine è irrealizzabile nella brevità della decisione.

TEMPO

Non si tratta del tempo che fa, ma del tempo che passa. Ogni fotografia mostra il suo carattere cronologico e può pretendere di scrivere la storia: che si tratti di piccole storie (scene di vita quotidiana, foto di famiglia, ricordi di ogni tipo) o di storia contemporanea (guerre, incoronazioni, esequie nazionali, moti sociali, ecc). Si smarca, da questo punto di vista, dalla pittura storica che, tranne qualche eccezzione (giuramento della Pallacorda, incoronazione di Napoleone), si interessa a un passato più o meno recente (ratto delle sabine, morte di Sardanapalo, apoteosi d’Omero, ecc.)

Le fotografie di questo volume sono quasi tutte squarci di vita ordinaria, estratti da reportage per riviste oppure frutto di itinerari liberi.  Non sono state scattate con uno scopo strettamente documentario come fanno i memorialisti dei giorni nostri. Eppure molte testimoniano le trasformazioni dell’ambiente nel corso degli anni: modifiche urbanistiche, mezzi di trasporto, costume. Sarà interessante sapere che la balera di pagina 117 si chiamava Chez Max, che la foto è stata scattata a Joinville nel 1947 e che ora è diventata un bowling; che nel 1957 era ancora possibile ammirare il panorama parigino dalla colonna della Bastiglia (pagina 159); che la scalinata sull’ avenue Simon-Bolivar (pagina 155) esiste ancora, ma che lo sfondo è stato completamente ricostruito.

Reportage e fotografi di solito mettono le didascalie chiare alle loro immagini. George Perec scriveva: “l’urgenza è una sola: mettere un nome, per salvare dall’oblio”. Mettere un nome sì, e anche la data.

I risultati dei miei 70 anni di scatti sono segnati da una certa soggettività, influenzati da un contesto morale, intellettuale, estetico, ecc. Eppure, ogni volta, lì davanti ai miei tre occhi c’è quello che mi ha interessato, mi ha commosso e che, al di là di tutto, ho deciso di salvare dall’oblio.

 

In conclusione, è inutile negare che questo è un  libro che non può mancare nella libreria di tutti coloro che, non solo vogliono scoprire un grande fotografo ma anche come lavora sul campo. E dall’esperienza che lui ci trasmette con disarmante semplicità possiamo trarre beneficio per la nostra crescita come fotografi, sia che si punti ( o lo si sia già) a diventare fotografi professionisti oppure dei semplici fotoamatori che vogliono ottenere e associare alle proprie immagini un significato che sia comprensibile a chiunque le veda.

Il libro è in un formato che consente di poterlo portare sempre con sè, anche dentro zaini belli pieni come quello che solitamente mi porto io appresso e che mi consente di leggerlo comodamente anche durante gli spostamenti coi mezzi pubblici.

Anche il prezzo è assolutamente abbordabile (€ 19.90). Ho fatto qualche giro su alcuni siti on-line e lo dà non disponibile. Io l’ho trovato abbastanza agevolmente in una libreria della catena Feltrinelli mentre mi trovavo in trasferta a Milano.

Concludo dicendo: se lo trovate, compratelo senza esitazioni.

Buona lettura e buona visione delle foto.

Per approfondire la conoscenza con Willy Ronis, ecco alcuni link: