Mostre personali: Simon Bainbridge, direttore editoriale del British Journal of Photography considera la loro importanza come indicatore nella vostra carriera fotografica

Continua la serie di articoli dedicati alle mostre personali e all’importanza che queste ricoprono nella carriera di un fotografo, sia esso agli inizi o un professionista con una carriera ben avviata. Potete leggere gli altri articoli inerenti a questo tema seguendo i link sottostanti:

Perchè è importante allestire una mostra personale

Alona Pardo parla di come modernizzare le mostre fotografiche

E ora veniamo all’articolo di oggi. Buona lettura!

Juno Calypso, TJ Boulting, 2016

“Esattamente come un libro, le mostre personali sono la manifestazione pubblica di un lavoro, il punto al quale si deve giungere a conclusione di un percorso svolto”

Residente a Londra, Simon Bainbridge è stato editore del British Journal of Photography (BJP) dal 2013 ed è il fondatore dell’International Photography Award (IPA). In 14 anni come direttore ha portato il BJP dall’essere un settimanale di notizie a un premiato mensile in cui ogni numero è dedicato all’esplorazione delle idee narrative dietro a temi differenti.

Il vincitore dell’IPA di quest’anno riceverà una piena copertura da parte del BJP tra stampe, siti e canali social portando il suo lavoro a un pubblico di oltre un milione di creativi in tutto il mondo.

Bainbridge ha co-curato due mostre: Paper, Rocks, Scissors: The Constructed Image in New British photography al Flash Forward festival di Toronto e Time&Motion Studies: New Documentary Photography beyond the decisive moment all’Hereford Festival di fotografia. E’ stato giudice e selezionatore in dozzine di premi internazionali compreso il Prix Pictet, Deutsche Borse Prize, ING/Unseen, Tokio International Photography competition e il Contemporary African Photography Prize.

Nel condurre alla scadenza per l’IPA 2018, Bainbridge ci svela l’importanza della mostra personale sia per l’artista sia per sviluppare e rivedere quanto fatto finora e mettere in discussione il significato di tradurre il proprio lavoro in una mostra.

Dominic Hawgood, TJ Boulting, 2016

Qual è l’importanza di una mostra personale per fotografi emergenti o avviati, sia in termini di avanzamento di carriera sia di ritorno pubblicitario?

Esattamente come un libro, le mostre personali sono la manifestazione pubblica di un lavoro, il punto al quale si deve giungere a conclusione di un percorso svolto e pensare come questo comunichi alle altre persone in un modo che sia leggibile e non solo un enorme carico di storie e idee che vi frullano in testa. E se questo possa essere recepito dal pubblico. Ma le mostre sono anche un punto fermo su ciò a cui state lavorando, una sorta di fulcro che unisce ogni cosa e che ti lascia libero di iniziare a lavorare a qualcosa di nuovo. In questo senso non importa troppo se il vostro pubblico è ampio o ristretto.

Certamente sono degli indicatori della vostra carriera, un segno distintivo e di legittimazione. Le mostre danno alle persone fiducia in voi stessi e al vostro lavoro che, si spera, porterà a un incremento delle vendite e altre opportunità, come è stato per altri precedenti vincitori dell’IPA. E’ quindi importante trarre vantaggio dalle mostre personali. La galleria dovrebbe preoccuparsi di trovare il pubblico, ma è vostro compito convincere le persone che potrebbero essere importanti per la vostra carriera ad andare a visitarla, o quantomeno ad esserne informati.

Daniel Castro Garcia, Foreigner,TJ Boulting, 2016

Quali sono state le mostre fotografiche più importanti degli ultimi anni e perchè?

Wolfgang Tillmans ha completamente sfidato e ridefinito le regole su come si debba presentare una mostra personale, sperimentando con le dimensioni, testando i limiti spaziali, andando contro la sterilità di un cubo bianco. Se non fosse stato per lui probabilmente staremmo ancora guardando foto incorniciate, tutte della stesssa misura disposte in file lineari.

Quando vidi il suo primo lavoro al The Serpentine vent’anni fa – Take me (I’m yours) nel 1195 – fu una rivelazione e non solo per le fotografie, ma vedere come veniva utilizzato l’intero spazio espositivo, appendendo le foto in modi apparentemente casuali, presentandole in un modo  che apparissero molto dirette e immediate in questo raffinato spazio alla fine del parco Reale. Le sue mostre sono immersive e la disposizione delle immagini apre a nuove chiavi di lettura, chiare o ambigue, perchè non guardate una sequenza di immagini di una serie. Allestire mostre è per lui è tanto un esercizio quanto scattare. E’ molto rilassante e intuitivo, e potrebbe essere molto confusionaria, ma in qualche modo funziona e ultimamente esporre contribuisce allo stesso modo delle foto al lavoro. Per me ha raggiunto nuove vette con New World, che vidi ai Rencontres d’Arles nel 2015. Viaggiando per il mondo per realizzare il lavoro, fermandosi raramente per più di un paio di giorni, è un progetto sicuramente ambizioso, quasi arrogante – il suo tentativo di vedere il mondo nuovamente, nel contesto digitale dei giorni nostri e la valanga di immagini che ci vengono presentate ogni giorno e con un dettaglio incredibile.

Felicity Hammond, TJ Boulting, 2016

Le immagini, viste singolarmente o in gruppo, non hanno molto senso. Non ci sono temi predominanti, solo motivi ripetitivi come animali, piante, paesaggi cittadini, fari di macchine e aspetti di scienza e tecnologia. Ancora, nelle sue mostre, presentate in grandi spazi, usando immagini e configurazioni diverse in ogni mostra, in relazione agli spazi disponibili e le seue intenzioni, vi dovete confrontare con il suo modo di meravigliarsi e la sua curiosità. E ad Arles, quanti hanno mostrato dubbi circa il suo lavoro sono stati vinti dall’originalità e il suo approcciuo olistico. Poche persone possono riuscire in questa impresa. Le sue mostre hanno gettato le basi per quanti seguiranno, la sicurezza per rompere le regole convenzionali e provare a organizzare mostre che siano più coinvolgenti nel loro approccio immersivo, ad essere i curatori di loro stessi e prendersi le responsabilità di come il loro lavoro e le loro idee verranno comunicate.

E’ anche bene ricordare che mentre queste mostre visivamente sperimentali sembravano una novità per noi decenni fa, in realtà non sono niente di nuovo. Se vi è capitato di guardare mostre leggendarie come Road to Victory al MOMA nel 1942 o The Family of Man, sempre al MOMA nel 1955 o le ultime mostre di Robert Delpire al Centre Pompadour a metà degli anni ’80 sembreranno molto contemporanee ai nostri occhi.

Juno Calypso, TJ Boulting, 2016

Quando dovrai giudicare all’IPA, la capacità di un lavoro di essere trasformato in una mostra personale, sarà un parametro di cui terrai conto?

Assolutamente, soprattutto nelle fasi finali di giudizio. Inizialmente guarderemo al merito del lavoro, ma quando saremo a 10/20 progetti, ci faremo delle domande su come convertirli in mostra e quale farà un miglior uso dello spazio espositivo. Uno dei giudici, Hannah Watson, è direttrice della TJ Gallery dove avrà luogo la mostra del vincitore e lei ci darà moltissimi consigli su questo parametro di giudizio. Ma non sarà il solo fattore. Mi piace pensare che saremo in grado di risolvere qualunque problema in merito a come trasformare il lavoro del vincitore in una mostra.

Cosa guarderai quando sarai giudice all’Interational Photography Award?

[Il progetto] dovrà avere una voce. Stiamo cercando un incredibile contributo alla fotografia moderna, sia esso un fotografo emergente con qualcosa di originale o un professionisra avviato con una storia molto importante da raccontare. Avere qualcosa da dire – in termini di concetto, la narrativa o il linguaggio visuale che state utilizzando – è importantissimo. Non cerchiamo le foto migliori del vostro portfolio; il lavoro deve avere un senso e deve trasmettere il vostro stile o la vostra firma visuale.

Felicity Hammond, TJ Boulting, 2016

Hai qualche consiglio per i partecipanti di quest’anno?

La vostra selezione esprime chiaramente le vostre idee e la vostra firma visuale? Un progetto può comprendere centinaia o migliaia di immagini, quindi la selezione è fondamentale nel modo in cui volete comunicare il tema della vostra storia. Ma ciò che può funzionare per un libro o un portfolio può non funzionare per l’ammissione a una competizione dove i giudici guardano dozzine di lavori in successione.

Non limitatevi a spedire le vostre immagini migliori; assicuratevi che il vostro lavoro possa essere letto e compreso. Anche se il vostro lavoro fosse molto esoterico, non lasciate nessun dubbio ai giudici – a meno che non sia proprio questo il punto del lavoro – nel qual caso prodigatevi a fornire un qualche appiglio che incoraggi la curiosità dei giudici. Le sfumature e le sottigliezze sono qualità importanti, ma che spesso si perdono nella traduzione tra ciò che il fotografo voleva esprimere e il giudice che cerca dettagli unici tratti dal soggetto. Usate brevi deserzioni o didascalie per aiutare i giudici a comprendere ciò che volete comunicare, e come voi vedreste il vostro lavoro tradotto in una mostra.

Ciò detto, non riesco a immaginare Wolfgang Tillmans seguire anche solo una di queste regole.

Per concludere, vogliamo essere sorpresi dall’inconsueta visione degli autori sul mondo.

Felicity Hammond, TJ Boulting, 2016

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