Perchè la street photography non è fotogiornalismo

L’articolo che segue è stato tradotto dal sottoscritto da questo articolo: http://www.streetviewphotography.net/b-spvsdp/.

L’arte è una bugia che ci fa comprendere la verità. Pablo Picasso.

Guardando la definizione di street photography (a seguire solo Street) su Wikipedia e il tentativo di darle una definizione inizia con “…una forma di fotogiornalismo)…”. Ma è vero? Sia la Street che il fotogiornalismo hanno tradizioni ben definite e allora, perchè vengono confuse?

Senza dubbio ci sono alcune similitudini a livello visivo quando le confrontiamo. Si è discusso che la Street può e spesso acquisisce valore di documento, specialmente col passare del tempo, perchè spesso offre un punto di vista su come vedevamo il passato. Ma questa è l’unica similitudine.

Una delle ragioni per cui questa confusione persiste è perchè uno dei maggiori esponenti della Street fu Henri Cartier-Bresson (a seguire HCB) che fece del fotogiornalismo la sua vita. HCB non si è mai definito uno street photographer ma ha anche dichiarato di non aver alcun interesse nel fotogiornalismo. Molte delle sue immagini fotogiornalistiche sono mediocri, ma le foto che ha creato come espressione di sé sono diventate iconiche e sono diventate fonte di ispirazione per le generazioni successive, soprattutto di New York. L’approccio di HCB nel fotografare la vita quotidiana delle persone consisteva in una composizione attenta e precisa che erano alla base del suo catturare il momento decisivo. Solo quel momento decisivo poteva dare pieno significato a quell’immagine. Scattare un secondo prima o un secondo dopo non avrebbe dato alla foto la stessa forza. HCB affermava che, per lui, fotografare significava riconoscere i momenti importanti prima che questi si verificassero cosicché lui potesse mettere sullo stesso piano la sua visione, la sua mente e il suo cuore. Solo in quel preciso istante la sua fotografia poteva essere considerata molto più che un semplice documento o una semplice immagine.

Henri Cartier-Bresson. Francia. Hyéres.
Francia. Hyéres.

La Street non è ne ritratto, ne still life e nemmeno paesaggio urbano. La Street è fotografia istintiva, non premeditata, reattiva e spontanea. Non è posata e non ha etichette. Spontanea, in questo contesto significa che i soggetti non sanno di essere in procinto di essere fotografati. I soggetti sono sempre essere umani (che sono estranei) e i temi trattati dall Street riguardano frammenti di vita quotidiana. La Street è una fotografia umana ma non umanistica. La differenza è, nei termini, sottile ma ha una grande rilevanza a livello semantico.

Eugene Smith fu un fotografo umanista:

W. Eugene Smith, The Spinner, 1950, ©The Heirs of W. Eugene Smith
W. Eugene Smith, The Spinner, 1950, ©The Heirs of W. Eugene Smith

Garry Winogrand fu, invece, uno street photographer, sebbene egli odiasse questa definizione perchè spesso veniva usato a sproposito.

Gli inevitabili tratti distintivi della Street sono che questa è enigmatica e peculiare piuttosto che surreale. Essa crea relazioni, all’interno del frame  che nella realtà non esisterebbero. Relazioni tra persone e ciò che li circonda. Questo risultato si raggiunge con un’intenzionale giustapposizione, una combinazione tra composizione selettiva e precisione nella scelta del momento dello scatto. Chiedere a un passante di fotografarlo non è Street, ma è un ritratto. Ritratto di strada, ma pur sempre un ritratto.

Il fotogiornalismo comprende il ritratto specialmente quando si tratta di fotografia umanistica, ma non se vogliamo parlare di Street. Chiamare immagine “ritratto street photography” è un ossimoro.

La Street non riguarda intimamente la realtà. Piuttosto se è una buona fotografia di strada può essere una bugia che però ci porta a capire qualcosa della vita o a qualche verità. Per citare ancora Picasso, la Street implica la creazione di una narrativa immaginaria che consente al fotografo di esprimere se stesso. La Street pertanto ha più in comune con l’arte che non con il giornalismo.

Diamo uno sguardo più approfondito alle motivazioni che stanno dietro alla Street, comparandola col fotogiornalismo.

C’è un unico soggetto nella Street: le persone. Al contrario i soggetti per i fotogiornalisti possono essere ogni cosa e ovunque: includere le persone non è un pre-requisito ma dipende dal tema che si vuole affrontare. La Street ha come palcoscenico primario i luoghi pubblici, principalmente la strada, mentre il fotogiornalismo può essere qualunque luogo sia legato al tema che si stà sviluppando, compresi posti non pubblici (ospedali, scuole, fabbriche, uffici e così via).

La Street riguarda la vita, l’umanità, momenti casuali quotidiani, le interazioni umane, mentre il fotogiornalismo riguarda anch’essa la vita, l’umanità, le interazioni umane, ma limitatamente a momenti specifici o eventi o il risultato di uno specifico evento.

Street photography è l’espressione della ricerca del “momento decisivo”, cioè cogliere azioni impreviste, inattese. Il fotogiornalismo d’altra parte è la rappresentazione oggetiva di fatti e azioni in corso o eventi compresi in un arco temporale che può essere un singolo giorno o un intero anno o anche per un periodo più lungo. La Street è completamente soggetiva mentre il fotogiornalismo è oggettivo per definizione ( non sono assolutamente d’accordo con questo. L’oggettività nel fotogiornalismo non esiste se non in maniera estremamente limitata – NdMarco). Una crea la realtà, mentre l’altra la rappresenta. La Street è renderci conto della realtà, il fotogiornalismo è renderci consapevoli della realtà.

Uno street photographer è uno sconosciuto che non ha legami con il soggetto. Ciò è totalmente irrilevante. Lo Street photographer crea la situazione, laddove non esiste. Al contrario il fotogiornalista è strettamente preoccupato e coinvolto dal soggetto, ha condotto ricerche su esso prima di iniziare a fotografarlo, ha creato un’opinione e solo in ultimo lo fotografa per creare consapevolezza intorno ad esso, alla sua condizione o all’evento.

Alcuni esempi: le vittime dell’Aids causate da trasfusioni di sangue infetto o le vittime dello tsunami, o i poveri e gli indigenti o una manifestazione di protesta e così via. Sono questi i temi che affronta un fotogiornalista. Temi che sono programmabili, che possono essere calendarizzati. Lo street photographer è concentrato esclusivamente su ciò che potrà verificarsi, su un potenziale soggetto che si troverà di fronte all’obiettivo, a come inquadrarlo per creare una situazione, infine attendere il “momento decisivo” in cui scattare.

Nella Street i fotografi devono trovare il modo di diventare invisibili così da catturare momenti spontanei. Questo si ottiene spesso fotografando vicino alla scena. Il fotogiornalista invece può anche dover scattare di nascosto o da distanza considerevole a causa di potenziali rischi, relativi a soggetti o situazioni. Lo street photographer, per essere in grado di prevedere il momento decisivo deve essere sufficientemente vicino e usare, come obiettivi come il 50mm o focali più corte. Il fotogiornalista invece può attingere a qualunque lunghezza focale, a seconda di ciò che deve fotografare.

Lo street photographer gira per la città guardando, osservando e sperando che accada qualcosa. Non ci sono soggetti o temi preferiti, si tratta di essere reattivi e spontanei. Non c’è tempo per pensare o ragionare. Al contrario, il fotogiornalista ha un programma, un’agenda da seguire che gli detta i tempi e gli dice cosa fotografare.

Martin Parr scatta solo ciò che è rilevante per i progetti a cui lavora di volta in volta come, ad esempio, il quotidiano e noioso, lo scadente e il disgustoso e così via.

Spain. Majorca. Magaluf. 2003.

Martin Parr è un documentarista che è stato accettato dal mondo dell’arte per il suo modo di pensare concettuale. In ogni caso lui non è uno street photographer, come è stato erroneamente etichettato.

In conclusione, la Street è definita dalle immagini dei fotografi che l’hanno resa grande nel suo periodo d’oro (anni ’50/’60 del secolo scorso). Come genere è ben definito e compresa dagli storici dell’arte, dagli accademici, dai critici e dai curatori.

Come abbiamo visto ha molto poco in comune con il fotogiornalismo, o con il ritratto ambientato, o con la fotografia umanistica.

Se volete approfondire il discorso sulla street photography, vi consiglio la lettura di questo articolo “Si fa presto a dire street” di Angelo Ferrillo, fotografo, docente e street photographer.

Bene. Sono giunto al termine di questa disamina comparativa tra street photography e fotogiornalismo. Vi ricordo che questo articolo è una traduzione dall’articolo che trovate qua: http://www.streetviewphotography.net/b-spvsdp/

***** EDIT *****

Ho effettuato una correzione, decisamente interessante e corretta che mi è stata suggerita da Alex Coghe in un articolo del suo blog (che vi invito a seguire). Come giustamente mi suggerisce la street photography  appartiene alla fotografia documentaristica. La mia traduzione di documentary photography in fotografia documentaria era decisamente troppo letterale, mentre in questo caso andava tradotto come fotogiornalismo. Da qui la correzione dell’articolo.

Fatemi sapere cosa ne pensate!

Ciao a tutti e ai prossimi articoli!

 

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