Perchè sono passato al sistema mirrorless e perchè ho scelto fujifilm.

Ho deciso di scrivere questo articolo a poco più di un anno di distanza dal mio passaggio da un sistema (professionale) Canon a un sistema mirrorless con Fujifilm, per condividere la mia opinione in merito a questo sistema.

Sistema che stà conquistando sempre più professionisti che vedono in questo sistema la qualità e l’affidabilità di un sistema professionale.

Attenzione, non troverete in questo articolo una recensione tecnica della fuji x-e2s, se cercate quello vi suggerisco una ricerca su Google. Se invece volete un’opinione “di vita” sulle mirrorless qua trovate qualche spunto.

Ho accennato prima che molti professionisti stanno compiendo questo passaggio, ma io che c’entro in un contesto “professionale”?

Nel mio piccolo sono stato un fotografo “professionista” per circa 8 anni, avendo lavorato sia con i quotidiani, sia come fotografo di cerimonie ed eventi. Ho quindi tratto un profitto economico dalla fotografia.
In questo periodo di professionismo ho utilizzato un sistema Canon di assoluta qualità costruito nel tempo, passando da corpi macchina e obiettivi “amatoriali” a corpi macchina e obiettivi professionali. Dal 2009 al 2016 il mio corredo era così composto: corpo macchina Canon Eos 7d, assolutamente fantastico sia per l’ambito sportivo che per quello delle cerimonie. Su questo corpo macchina montavo le seguenti ottiche, tutte serie L – quindi il top della qualità di Canon: il 17-40 f4, il 24-105 f4 IS e il 70-200 f2.8 IS e il duplicatore di focale 1.4x. L’unità flash è uno speedlite 430ex che ha fatto veramente taaaanti scatti. E’ quindi innegabile che si tratti di un corredo di altissimo livello con il quale non ho mai avuto nessun tipo di problema, tale da dover bruciare un servizio in corso d’opera. Certo, avendo usato tantissimo tutto il materiale, ho dovuto mandarlo più di una volta (due in realtà) a fare il check-up e la revisione. Ma, come detto hanno lavorato veramente tanto e in tantissime condizioni meteorologiche.

Ma allora perchè dare via un simile, affidabile, sistema per passare a un sistema sulla carta meno professionale?
Da maggio 2015 ho ridotto drasticamente i servizi professionali, soprattutto i matrimoni e le cerimonie che sono ridotte a zero mentre, ancora, di tanto in tanto collaboro con un collega fotogiornalista. Nell’arco di tempo tra maggio 2015 e marzo 2016 di tanto in tanto mi dedicavo a qualche lavoro personale, ma per la maggior parte del tempo, pur portando con me parte dell’attrezzatura nelle mie uscite in solitaria, questa rimaneva chiusa nella borsa ed era solamente un fastidioso peso. Avevo ancora la passione per la fotografia, ma era diventato frustrante avere una simile attrezzatura e non sfruttarla a dovere. Così ho deciso che era giunto il momento di cambiare. Di alleggerirlo. Di semplificarlo. Così ho iniziato a documentarmi sul sistema mirrorless. Che nel frattempo era maturato rispetto agli inizi. Marchi come Sony, Panasonic, Olympus e Fujifilm proponevano corpi macchina a ottica intercambiabile grandi e “pesanti” quanto una compatta di medio livello. E questo, come detto, rispondeva a un requisito fondamentale: la portabilità, ovvero la possibilità di portare sempre con me una macchina fotografica senza che influisse negativamente sul peso del materiale che solitamente mi porto a presso (tra cui non manca una bottiglia d’acqua da almeno un litro). Un corpo macchina che quasi mi facesse dimenticare di averlo con me e che se fosse rimasto chiuso nella borsa non mi avrebbe creato disagio.
Ho iniziato a documentarmi, a leggere decine di articoli, recensioni, e confronti. Due marchi mi colpirono in particolare per i loro prodotti dal look retrò, ed erano Olympus e Fujifilm. Due marchi che, nel mondo della fotografia filmica avevano un’importanza altissima. E questo aspetto mi piaceva tantissimo. Girai quindi per i vari negozi di elettronica e fotografia per provare i vari corpi macchina, per sentirne il feeling e la praticità. Fortunatamente non ho mani enormi quindi questi corpi macchina minuscoli cadevano comunque bene in mano. Comunque, approfondendo la conoscenza dei prodotti di questi due marchi, la scelta cadde su Fujifilm. Cercavo, come detto una macchina a ottiche intercambiabili e Fujifilm all’epoca proponeva, come prodotti più recenti la x-t1, la x-t10 e la x-e2s. Dal punto di vista delle caratteristiche tecniche erano molto simili, certo la x-t1 aveva delle dotazioni tecniche superiori (essendo orientato al mercato professionale). Inoltre la x-t1 e la x-t10 avevano un look molto simile alle vecchie reflex a pellicola, mentre la x-e2s aveva un aspetto più da macchina a telemetro, stile Leica, per via del mirino decentrato. Inoltre, come le altre, veniva venduta anche con una finitura da look retrò, nero/grigia. Capii, anche dopo averla provata che avevo trovato la mia macchina fotografica ideale. Mi accordai quindi con il rivenditore Fuji della mia città per una permuta, più conguaglio, e mi portai a casa la x-e2s e, in un secondo momento, l’obiettivo 18-135, un factotum davvero performante che avrei utilizzato per eventuali lavori in cui avrei avuto la necessità di un obiettivo con autofocus preciso e affidabile e uno stabilizzatore performante.
Avevo risolto il problema della portatilità e della compattezza. Arrivato a casa volli mettere a confronto il nuovo sistema con il corpo macchina Canon 7D che tengo per motivi affettivi. Ebbene a livello di peso e di ingombri il sistema fuji batteva drasticamente il corpo macchina Canon. Su cui non c’era montato nessun obiettivo.
Ma quali altre caratteristiche, oltre a portatilità e look retrò mi avevano affascinato di Fuji? Tra le altre sicuramente i preset per l’emulazione delle mitiche pellicole a colori Fuji. Che nel breve periodo in cui ho scattato con una macchina a pellicola, erano la mia scelta di riferimento per il colore (mentre per il bianco e nero preferivo decisamente Ilford).
Devo dire che sono un amante del bianco e nero, sia perchè mio padre lo usava per le foto di famiglia (che si sviluppava a casa, tra l’altro), sia perchè hanno un fascino particolare e ti catturano per l’essenzialità del messaggio fotografico. Devo dire quindi che sono rimasto piacevolmente colpito dalle possibilità di personalizzazione che la macchina mette a disposizione per quanto riguarda il bianco e nero. La prima cosa che feci appena la batteria fu carica, fu proprio di creare un profilo per il bianco e nero che mi soddisfacesse. Dieci minuti di tentativi ed il profilo era bello e creato. E memorizzato in una posizione facilmente e rapidamente richiamabile.

Un’ altra caratteristica che mi ha affascinato sin da subito delle mirrorless (non solo Fuji, bisogna dirlo) è stata la possibilità di utilizzare, tramite anello adattatore, obiettivi di altri marchi e sistemi differenti. Comprese le vecchie ottiche di mio padre: un tamron 28mm f2.5 e un magnifico 50mm f1.4, più un teleobiettivo che rimane inutilizzato. Ovviamente utilizzare queste ottiche significa rinunciare a tutte le comodità delle ottiche moderne. Essendo ottiche che hanno almeno 40 anni (quindi grosso modo la mia età) di elettronica non vi è traccia. Quindi la regolazione dei diaframmi, ma soprattutto la messa a fuoco vanno effettuate manualmente girando le apposite ghiere sul barilotto.

Di seguito il mio attuale corredo fotografico:

E’ stato un problema? Assolutamente no. Adoro lavorare in manuale e avere il diaframma regolabile meccanicamente consente di vedere immediatamente nel mirino elettronico della macchina come questa regolazione influisce sull’immagine finale. Per quanto riguarda la messa a fuoco manuale ora userò una parola che per molti può sembrare una parolaccia: iperfocale. In breve regolando opportunamente la messa a fuoco e il diaframma posso avere una messa a fuoco predeterminata entro una certa area. Ciò significa che tutto ciò che sarà compreso in quest’area, da una distanza minima e infinito sono assolutamente nitidi. Il che significa non doversi preoccupare di correggere di volta in volta la messa a fuoco rischiando così di perdere l’attimo buono ( o l’istante decisvo, per dirla come Cartier-Bresson). Fantastico.
Fatto questo breve escursus sulle caratteristiche tecniche che mi hanno fatto propendere per il pasaggio a Fujifilm, vengo al dunque. Alla domanda che tutti stanno aspettando: quanto questo cambiamento ha influito sulla mia fotografia? Tanto, anzi tantissimo.
Ho ritrovato lo stimolo per ricominciare a fotografare per passione, fotografare ciò che realmente mi interessa e che è stato fondamentale quando mi sono avvicinato alla fotografia, nel 2001. Se il sistema reflex era ormai indissolubilmente associato al lavoro, il sistema mirrorless, riguarda un ritorno alla fotografia per passione, senza fretta. Senza stress o ansia da consegna. Ho iniziato come fotografo-turista delle (tantissime) bellezze della mia città, Cagliari, e seguendo gli eventi di rilevanza giornalistica soprattutto manifestazioni, scioperi e quant’altro. Conseguentemente al passaggio a mirrorless si è aggiunto l’interesse per la street-photography. Un genere fotografico complesso ma che richiede assoluta spontaneità nei soggetti ritratti. Quindi una macchina così piccola e dall’aspetto quasi retrò mi consente di passare quasi inosservato durante il mio girovagare per la città, di avvicinarmi maggiormente alle persone senza destare in loro diffidenza o rabbia, cosa assolutamente impossibile quando giri con una reflex con relativo obiettivo. E’ paradossale che, in un periodo storico in cui si scattano quotidianamente migliaia di selfie, in cui si scattano milioni di fotografie con i propri cellulari e che si sia sempre connessi ai social network si sia anche più infastiditi dall’ “invasione della propria privacy” se qualcuno ti include nelle sue fotografie mentre sei in giro per la città. Sia ben chiaro, la privacy nei luoghi pubblici non esiste, né può essere usata come scusa per non essere fotografati. In ogni caso sono comportamenti che minano la spontaneità del soggetto. Qualcuno mi ha persino chiesto se fosse una vecchia macchina a pellicola.
Un altro vantaggio tecnico dato dalle mirrorless e che influisce positivamente nel mio modo di fotografare è il mirino elettronico che consente di avere una previsualizzazione esatta della foto una volta premuto il pulsante di scatto. Ciò a patto di lavorare completamente in manuale, cosa che faccio. E questo vantaggio si apprezza maggiormente quando si scatta in bianco e nero. Previsualizzare lo scatto finale consente di lavorare sulle impostazioni di scatto per ottenere un risultato consapevole e voluto, cosa che limita notevolmente il mio intervento sulle foto in post produzione. Con la reflex ero ossessionato dalla post-produzione. Scattavo in raw e passavo un sacco di tempo a lavorare la foto al computer. Ora scatto direttamente in jpg e lavoro in post produzione decisamente meno, spesso non faccio nessun tipo di intervento sulla foto. Guadagno così tempo prezioso che posso dedicare a fotografare.
Quanto detto prima, relativamente all’ossessione da post-produzione, faceva di me una sorta di compulsivo digitale. Non vedevo l’ora di tornare a casa e scaricare le foto sul computer per iniziare a lavorarci su per tirare fuori qualcosa di interessante. Ora invece le foto possono rimanere nella scheda per delle settimane prima che vengano scaricate sul computer e altrettanto prima che passi alla fase di editing e post-produzione. E’ un sistema di lavoro più lento, molto “analogico” che mi consente di valutare le foto con maggiore distacco e obiettività arrivando a una fase di editing veramente più efficace.

Come sono le mirrorless a livello qualitativo?

Le moderne mirrorless restituiscono dei file di una qualità elevatissima e assolutamente comparabile alle reflex di fascia alta. Anche da chi, come il sottoscritto, utilizza ottiche vecchie che sicuramente non erano progettate per i sensori digitali e che quindi hanno una schema ottico decisamente differente. Diffidate da chi vi dice che le mirrorless sono delle macchinette di serie b, probabilmente più che parlare con un fotografo state parlando con un feticista dell’oggetto che magari aveva anche grosse disponibilità economiche che ha investito appunto in attrezzatura anzichè in formazione e cultura. Gente che ha macchine fotografiche da migliaia di euro e che le usa in modalità completamente automatica.
Ciò ne fa ovviamente delle macchine assolutamente adeguate anche a svolgere servizi professionali importanti e ben remunerati. Sempre più professionisti infatti stanno dando via i loro costosissimi e pesantissimi corredi reflex per passare al sistema mirrorless, proprio per le loro qualità, affidabilità e soprattutto portatilità. Fare un servizio matrimoniale con un corredo reflex significa portarsi appresso non meno di 6-7 chili di attrezzatura per una decina di ore. Con il sistema mirrorless il peso si riduce di un terzo. Un grosso grazie da parte della vostra schiena. Avrete più energia da dedicare agli sposi che non a mascherare il vostro fiatone!
Ciò si stà ripercuotendo drasticamente sugli introiti di marchi storici come Nikon e Canon che con colpevole ritardo stanno iniziando a investire solo da poco nel settore mirrorless quando molti professionisti sono passati ad altri marchi, non solo Fujifilm.
E adesso che Hasseblad, Pentax e Fujifilm stanno lanciando sul mercato sistemi mirrorless medioformato, il sistema reflex rischia di diventare sempre più obsoleto.

In conclusione…

E’ evidente che io sia assolutamente soddisfatto e convinto del passaggio compiuto. Non nego di essere stato per tanto tempo critico nei confronti del sistema mirrorless, ma sono stato smentito dai fatti.
Se proprio devo trovare un difetto a questo sistema è sicuramente la durata molto limitata delle batterie. Se con una batteria “reflex” riuscivo a completare un intero matrimonio (circa 2500 scatti) con la batteria “mirrorless” la durata è di circa 250-400 scatti e ciò ci costringe a portarci appresso un buon cambio di batterie. Ma non è assolutamente un problema e, ancora, non influisce sul peso totale dell’attrezzatura da portarsi appresso che rimane sempre e comunque decisamente inferiore. Ma dal punto di vista operativo non si può assolutamente rimanere delusi.

Come sempre vi invito a dire la vostra. Fatemi sapere cosa ne pensate di questo articolo commentandolo sulla mia pagina facebook.
Un saluto e al prossimo articolo del blog!

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